Giumara è un progetto perverso e polimorfo che vede come solista Alessandro Zaffini. Il format iniziale prevedeva una parte del repertorio delle sue vecchie band come i Retrosia, ma anche materiale inedito. Nel 2017 il progetto prende una piega elettrica e del tutto inedita e a Giumara si aggiungono i PinkNoise con Alessandro Rizzi alla batteria e Monica Ottaviani al basso. Nel 2018 si aggiunge anche il tastierista Matteo Quadraruopolo.

Chitarre scordate, riaccordate, massacrate, testi tra la poesia, l’epifania desolata, l’appunto, loop elettrici e squarci elettronici, la musica di Giumara & The PinkNoise è un’interferenza sonora dal timbro scuro e traslucido. A settembre 2017 esce il loro primo singolo “Asfalto“, prodotto da Aemme Recording Studio mentre il 26 ottobre 2018 è uscito “Limite” il singolo che anticipa la pubblicazione del loro primo album con la produzione di Alka Record Label e Massaga produzioni, in uscita a primavera 2018.

INTERVISTA

Come nasce il progetto che ha portato ad unirvi?

Siamo nati nel 2017 a Milano. Ero reduce da vecchi progetti e da un annetto suonavo le mie canzoni come solista sotto il nome di Giumara. Per dare più profondità alla proposta live – e perché in fondo mi trovo meglio in squadra che da solo – ho deciso di creare una band, ho messo un annuncio al quale hanno risposto Monica e Alessandro (basso e batteria) e così mi si sono affiancati i PinkNoise. In occasione dell’album è entrato a far parte della band anche Matteo (tastiere).

La nascita del vostro album ha portato ad i Giumara & The PinkNoise o sarà soltanto una collaborazione? Come mai avete deciso di tenere i vostri nomi senza crearne uno nuovo?

Anche se abbiamo mantenuto separati i nostri nomi siamo di fatto una band: come una band siamo arrivati al disco e come una band proseguiremo. La scelta è data dalla volontà di evocare un certo tipo di cantautorialità (penso a Nick Cave and The Bad Seeds) e da una differenza effettiva di competenze: se i PinkNoise sono “nati” musicisti, io sono più uno scrittore che si è messo a cantare in un secondo momento.

Avete degli artisti a cui vi ispirate? Con chi vi piacerebbe esibirvi un giorno?

Ce ne sono tanti… per restare nell’ambito italiano credo che Motta sia un riferimento obiettivo per questo disco. Si sente molto l’influenza dei Baustelle, ma secondo me potremmo essere accostati anche a Bluvertigo, Marlene Kuntz e Teatro degli Orrori. Un riferimento forse meno evidente ma comune a tutti noi è Umberto Maria Giardini, fondamentale per la mia scrittura invece è Giovanni Lindo Ferretti, soprattutto nei CSI e negli ultimi atti dei CCCP, per non andare a scomodare nomi quali Ciampi, Tenco e De André. Ecco, se fossero vivi suonerei con loro, senza nulla togliere agli altri che ho nominato.

Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro nuovo album? Riuscireste a descriverlo in tre aggettivi?

Aspettatevi un album coinvolgente, sperimentale e maledetto.

Come avete affrontato il processo creativo dei brani dell’album? Avete avuto dei ruoli definiti o avete unito le vostre forze?

Ferma restando la divisione tra Giumara (le parole) e i PinkNoise (la musica), possiamo dire che uniamo le forze. Di solito sono io che porto un abbozzo di canzone, ma accade anche che qualcuno arrivi con un suo testo, una base elettronica o un giro di accordi, poi lavoriamo tutti insieme finché il risultato non ci convince all’unanimità. A volte il prodotto finale è irriconoscibile, ma va bene così, perché unendo più punti di vista si ha un quadro più ricco. Le canzoni dell’album hanno subito anche un secondo processo di limatura in studio con la produzione di Michele Guberti.

Progetto senza titolo (1)

Leggendo il testo del vostro singolo “Limite” vediamo toccare temi quasi cosmici riguardanti quell’ansia che si può avvertire in un momento di cambiamento sia personale che in una relazione. Quel “Vivere e sognare cosa pensi di salvare” presente alla fine del pezzo sembra suonare come una condanna, pensate siano due temi così inconciliabili?

Speriamo che non lo siano, dopotutto questo progetto è anche un tentativo di vivere e sognare allo stesso tempo. Ciò che la canzone riporta non vuole essere una sentenza, ma un dilemma, la risposta è nelle mani dell’ascoltatore.

Un’App gratuita come quella di iLiveMusic, che mette in contatto musicisti ed organizzatori di eventi, come pensate possa essere utile nel mercato musicale italiano?

Molto utile. Parlando da artista, molti emergenti sono costretti per necessità a cavarsela da soli ed è durissima creare dal nulla una propria rete di concerti. Un’App di questo genere è un prezioso aiuto.

Cosa farete nei prossimi mesi? Avete date,idee di performance,collaborazioni etc etc?

Ti dirò che una performance più squisitamente “letteraria” abbinata alla nostra musica è un’idea che non mi spiace affatto, sicuramente il futuro ci riserverà qualcosa in quella direzione. Ora stiamo per portare in anteprima il nostro disco in giro per l’Italia. Alcune date che posso già annunciare sono quella del 17 novembre al Gallo Bianco di Triuggio e il 3 dicembre all’Hospoda di Pesaro. Non escludo a breve qualche data nel padovano.

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