Geims nasce come progetto singolo dalla passione per la musica e del mettersi in gioco di Giacomo Falorni, il quale dopo anni di carriera solista decide di unire le proprie forze con altri giovani artisti. Insieme sono legati dalla passione per il punk/rock e dalla nostalgia dei mai tramontati anni ’70 che inevitabilmente incidono sul loro ordine musicale.

Un suono ricercato e diverso dalla omogeneità musicale del momento rendono Geims un’interessante nuova proposta. Non a caso sono stati selezionati tra centinaia di artisti all’ultima serata di It’s Up 2U, grazie alla propria candidatura sull’App gratuita di iLiveMusic.

Dopo l’uscita nel 2018 del suo primo EP autoprodotto “Is It the End of the World?“, Geims è a lavoro insieme alla sua band sul nuovo album che uscirà per l’etichetta Velluto Records nel 2019. Dopo un inizio fatto di brani scritti in inglese, promette nuovi pezzi in italiano senza perdere la propria originalità che l’ha contraddistinto fino a questo momento.

INTERVISTA

Cosa ha portato Geims a trasformarsi da progetto solista a band?

Alla fine Geims è sempre stato una band. Sono cresciuto suonando in diversi complessi e se penso alla musica non posso fare a meno di associarla all’idea della band. Mi sono ritrovato ad essere un progetto solista solo perché, come nelle relazioni, dopo una grande rottura, un periodo di solitudine non fa mai male. Quando poi un giorno mi sono detto “Ok, sono pronto ad avere di nuovo una band” non volevo turnisti che facessero esattamente quello che dicevo loro, volevo gente che contribuisse con le proprie idee e che avesse voglia di condividere qualcosa tutti insieme, senza gerarchie. E fortunatamente così è stato.

Il vostro sound si discosta dal momento musicale attuale, come mai la scelta di questo genere retrò? Cosa pensate della scena musicale odierna?

Siamo tutti e quattro dei bei nostalgici dei tempi che non abbiamo vissuto: io sono nato e cresciuto a suon di punk. Andrea, il chitarrista, è un appassionato dell’alternative rock americano anni ‘90. Poi Muzio e Matteo, rispettivamente bassista e batterista, sono due enciclopedie musicali: Muzio ha un passato da metallaro, ma ti suona anche lo swing se glielo chiedi.  Matteo poi è un grande intenditore: durante le prove parla spesso dei suoi compositori preferiti, o della sua passione per la musica cubana. Non credo si possa decidere il genere che si vuole suonare, semplicemente abbiamo iniziato a suonare insieme e l’unione dei nostri background ha dato vita alla nostra musica. Era inevitabile. Crediamo che ci siano due facce della scena: quella conosciuta ai più e che, a parer nostro, sta diventando anche sovraffollata, ripetitiva e anche un po’ noiosa. E c’è quella nascosta, che ha ancora tanto da offrire.

Le vostre canzoni sono soprattutto in lingua inglese, non pensate possa essere un limite rispetto all’immediatezza dei testi in italiano?

Credo che per decidere in che lingua cantare bisogni prima porsi la domanda “Dove voglio arrivare?” e fino a qualche tempo fa la mia risposta sarebbe stata Glastonbury, ma con l’arrivo della band e dell’etichetta (Velluto Records) la domanda è diventata “Vuoi essere uno dei tanti nel mondo o l’alternativa di cui c’è bisogno nel tuo paese?“. Detto questo, rispondo dicendo che non credo sia limitante.

Se poteste scegliere di fare una collaborazione con un altro musicista chi scegliereste?

Se dovessimo scegliere tra quelli stranieri la lista sarebbe infinita, quindi diciamo quelli italiani, secondo noi i migliori nei loro rispettivi generi: Motta e Salmo.

Geims

Avete partecipato all’ultima serata di It’s Up 2U! grazie alla candidatura su iLiveMusic. Raccontateci le sensazioni e l’emozioni di questa serata. Avevate annunciato qualche tempo fa di tralasciare i live per dedicarvi a un nuovo album, come mai invece avete deciso di parteciparvi?

Serata stupenda! C’è da dire che era anche la prima serata ufficiale come band, quindi un po’ di ansia ovviamente c’era, ma appena abbiamo iniziato a suonare è passato tutto. Basta che si suoni e noi stiamo benissimo. Infatti è proprio questo il motivo per cui siamo tornati sui nostri passi, come si dice dalle nostre parti “Ci stavamo suonando sotto” e poi volevamo sentire come venivano le nuove canzoni in italiano con la band al completo, e c’era Davide Toffolo come ospite, e Largo venue è uno dei locali più importanti per la musica a Roma.

Non potevamo tirarci indietro, no?

Un’App gratuita come quella di iLiveMusic, che mette in contatto musicisti ed organizzatori di eventi, come pensate possa essere utile nel mercato musicale italiano?

Sicuramente è riuscita a semplificare il dialogo tra artista e locale/festival/evento, un aiuto non da poco per artisti emergenti che magari non hanno un’agenzia di booking che li aiuti. Oggi nella musica è importante rimanere aggiornati sulle diverse realtà e saper riconoscere e sfruttare ogni occasione che ti si presenta, e sicuramente iLiveMusic ne offre tante.

Oltre al progetto dell’album, cosa farete nei prossimi mesi? Avete nuove date, nuove idee di performance, collaborazioni etc etc?

Per ora ci concentriamo sul disco, è la priorità assoluta, ma continuiamo sempre a scrivere nuovo materiale. Per quanto riguarda i live, se dicessimo che non abbiamo nulla in programma sarebbe una bugia, se ci dovesse ricapitare di “suonarci sotto” correremo verso il palco più vicino.

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