Matteo Cappella è un giovane cantautore nato a Roma nel 1990. Cresce a Bellegra (Rm), dove fin da piccolo coltiva la sua grande passione per la musica. Si diletta con la chitarra già in tenera età, cimentandosi in accordi e melodie della canzone italiana.
Nel 2012, si trasferisce a Roma, città nella quale oltre a studiare al Saint Louis Music of College, entra in contatto con diverse realtà musicali. Dopo aver vinto il contest Monday Rock Live, concorso organizzato da Radio Rock, tramite l’App gratuita di iLiveMusic, lo abbiamo intervistato per conoscere meglio ciò che c’è dietro il cantautorato di Matteo Cappella.

Ciao Matteo, sappiamo che sei un ex studente della Saint Louis che da qualche anno si sta introducendo sulla scena musicale. Quale è stato il momento in cui hai capito che avresti voluto intraprendere una carriera da musicista?

Non c’è stato un momento specifico ma tanti piccoli innamoramenti. Mio padre spesso strimpellava i classici italiani, si metteva in solitudine e ritagliava dei momenti per sé e questo mi affascinava. Dopo aver iniziato a prendere confidenza in solitudine con la chitarra, ho pensato che era arrivato il momento di portarla a cena fuori. In primis ho iniziato a contattare tutti i musicisti del mio paese, Bellegra, per poter creare un gruppo. Nell’arco di tre/quattro anni ho conosciuto tutti i musicisti della mia zona.

Come hai scoperto l’App di iLiveMusic?

L’ho scoperta tramite un passa parola nell’ambiente musicale. Mi è stata presentata come una realtà nuova e interessante, quindi sono andato ad approfondirla di persona. Avendo presentato da poco un nuovo album , cercavo un’occasione in più per promuoverlo. Ho dato uno sguardo in generale e la cosa di cui sono rimasto stupito è stato il fatto che l’App non fosse indirizzata solo a locali e band, perché essendo a Roma da tempo, cercavo qualcosa di diverso tipo giornali, radio, festival…
E’ stato un regalo gigante e importantissimo per me. L’App mi ha dato un’opportunità inaspettata, quella di venire a presentare il mio progetto qui, a Radio Rock, quindi che dire, Grazie iLiveMusic!

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Tornando alla tua formazione, c’è stata una canzone in particolare che ti ha spinto verso la musica?

Tantissime, la prima che mi viene in mente ora è “Incontro” di Francesco Guccini, mi colpiva ogni volta che veniva suonata da mio padre. Mi viene in mente Pino Daniele, lui è stato uno di quelli che mi ha “acchiappato” e mi ha costretto a suonare. Mi ricordo che ascoltavo un disco durante le gite scolastiche, con il lettore CD portatile. Quel disco era il live a Cava dei Tirreni e ancora oggi rimane scolpito per intero nella mia memoria.  Sono venuto a Roma perché volevo suonare tutti i musicisti del pianeta (ed è ancora quello il mio obiettivo), mi sono iscritto al Saint Louis dove ho portato avanti un bel percorso musicale.

C’è un’artista in particolare con la quale ti piacerebbe collaborare?

Sì, ce ne sono tantissimi, ad esempio Antonello Salis, un fenomenale fisarmonicista e pianista sardo. L’ho incrociato a Sulmona, ad un festival dove abbiamo suonato entrambi, e gli ho chiesto di registrare un pezzo con me, ma non siamo ancora riusciti nell’intento.
Mi piacciono molto i musicisti che prestano particolare attenzione alla folk music.

Parliamo ora del tuo nuovo progetto, Metropolia…Concept album?

Quasi, direi “Context album”. Dico questo perché più che ad un concerto è legato ad un contesto. Metropolia è la città e ogni pezzo è un quartiere con i suoi personaggi.

Cosa ha davvero influenzato Matteo Cappella?

Sicuramente i paesaggi sonori che ho vissuto in questi anni, oltre ai lavori discografici realizzati in passato, con questa stessa intenzione da grandi musicisti e cantautori (vedi De Andre’, Ry Cooder e lo stesso Pino Daniele).Martina Alese ha realizzato la grafica per l’album, prendendo le mosse da un suo precedente lavorato ispirato alle “Città invisibili” di Italo Calvino.

Di solito, noi di iLiveMusic, quando realizziamo le nostre interviste abbiamo una domanda specifica che ci aiuta a conoscere meglio la dimensione live dell’artista stesso. Ti andrebbe di raccontarci un aneddoto divertente di un tuo concerto?

Auditorium parco della musica di Roma,  più o meno 2 o 3 anni fa, suonavo “Urbi Et Orbi” e mi feci prestare una favolosa dal mio liutaio.  Immagina la tensione prima del concerto, io che mi preparo, immagino il tutto e poi vado a fumare una sigaretta per stemperare l’agitazione, dico ai miei compagni “Ragazzi, mi raccomando vado e torno, occhio alla chitarra”, la lascio al batterista che la voleva provare… passa qualcuno inciampa sul cavo del pick up spaccando il tutto compresa qualche corda. Per rendere più splatter la scena, il mio malcapitato amico nell’incidente si graffia un dito, impiastrando di sangue la povera chitarra. Nonostante la disavventura il concerto andò bene e riuscimmo in seguito anche a riparare a tutti i danni inferti all’innocente legno.

 

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