Bio

Mirko Fait è un musicista milanese classe ’65.  Ha all’attivo molte produzioni discografiche e vanta collaborazioni di alto profilo.

Intervista

Nasci a Milano da una famiglia di artisti. Ti avvicini anche grazie alla loro formazione al mondo della musica?

Sì, naturalmente ha influito molto, in un primo tempo anche in modo contraddittorio. Mio padre mi aveva avviato sulla strada della chitarra jazz essendo lui chitarrista e amico di Franco Cerri, ma essendo troppo piccolo, non ha messo radici in me e anzi ho quasi finito per odiare quello strumento. Solo molto più avanti mi sono riavvicinato al jazz ma a quel punto con lo strumento che sognavo da tempo, il sax.

Raccontaci il tuo amore per il sax, arrivato dopo 6 anni di studio della chitarra.

Ho studiato chitarra dai 6 ai 12 anni circa, ma non sono mai riuscito a entrare in sintonia con quello strumento, soprattutto non avrei mai pensato che il jazz e la bossa nova che avevo ascoltato per tutta l’infanzia, fossero la mia musica. Come tutti gli adolescenti mi sono avvicinato al rock e a tanti altri generi cercando quello che fosse mio. Non lo trovavo e solo a 18 anni riascoltando il jazz mi sono reso conto che mi dava emozioni. E più di tutto mi dava emozioni il sax. Uno strumento che mi appagava non solo sotto l’aspetto acustico, ma anche alla vista.

Hai pubblicato molte produzioni discografiche e collaborato con grandi artisti.
Con chi in particolare hai avuto più sintonia?

Ventuno album al momento. Direi che principalmente suono con persone con le quali mi trovo in sintonia a livello umano, la musica viene dopo e in maniera naturale. È un esperienza di condivisione e di empatia che non può essere slegata dalla persona. Ho avuto la fortuna di suonare con tanti bravi e famosi artisti, ma soprattutto sono contento di aver suonato e di suonare con persone meravigliose. Non mi interessa altro.

Con quale altro artista ti piacerebbe collaborare in futuro?

Sono un fatalista e lascio fare al mio destino, al mio karma. Mi lascio trasportare dalla corrente. Certo ho degli idoli, ma molti non ci sono più. Chissà, magari non qui in questo mondo…

Hai gestito la programmazione di diversi locali. Quanto è diverso essere “dall’altra parte” dell’organizzazione di serate live?

È molto diverso e ti fa capire molte cose, dove sbagliano i gestori e dove sbagliano i musicisti. L’esperienza mi ha affinato la sensibilità. Bisogna sempre fare le cose equilibrate, pensare alle esigenze del gestore senza calpestare quelle dell’artista, ma soprattutto in unzione del cliente che è il fruitore finale. Non a caso ho programmazioni che durano da anni!

Come descriveresti la tua proposta musicale?

Ciò che mi ha spinto da ascoltatore a diventare musicista, oltre ad una pulsione ereditaria, è stata la voglia di comunicare e di trasmettere emozioni, le stesse che la musica di altri dava a me. Gioia, dolore, spensieratezza o malinconia. Per questo cerco di “non suonarmi addosso” come fanno molti musicisti che suonano solo per se stessi o per dire quanto sono bravi. A me non interessa, a me interessa creare un rapporto con il pubblico, essere compreso e lasciare qualcosa… trovo spesso triste sentire musicisti che ripetono solo frasi o fraseggi di musicisti che hanno fatto la storia. Importante impararli, ma poi andare oltre, cercando il proprio linguaggio, la propria voce strumentale. Magari meno bella, ma unica…

Raccontaci la tua prima esperienza “live”. Sensazioni, Ricordi. Hai riti e abitudini pre-esibizione?

Ah, la prima esperienza live è stata terribile, sono un emotivo ed ero un timido. La prima volta avevo così il cuore in gola e la gola secca che non mi uscirono le prime note con le quali avrei dovuto aprire il pezzo. Ora ho vinto questa battaglia e sono più sicuro di me, ma a volte l’emozione sale ed è difficile arrestarla.

Puoi raccontarci un aneddoto particolare legato ad una tua esibizione e/o legato a un gestore di un locale?

Il jazz è pieno di aneddoti sia positivi che non a volte. Recentemente è stato bellissimo vedere uno dei più stimati pianisti italiani anche a livello internazionale, come Antonio Faraò, venire a fare una jam session alla Cantina Scoffone, locale del quale gestisco la programmazione da cinque anni.
Per quanto riguarda invece il rinomato brutto carattere di alcuni jazzisti, mi ricordo di una volta che mentre suonavo, il pianista interruppe il brano bruscamente perché il trombettista gli era troppo vicino e gli dava fastidio. Si misero quasi le mani addosso davanti al pubblico. Volevo sparire.

Cosa pensi del momento della musica dal vivo in Italia?

Per quanto mi riguarda, mi sembra veramente un bel momento, nel senso che c’è fermento, locali che nascono e sempre più serate live. Anche l’apertura al jazz dei conservatori ha sfornato giovanissimi talentuosi e preparatissimi. Mi sarebbe piaciuto avere 20 anni adesso.
Di contro purtroppo i cachet e il rispetto per questa professione non è ancora all’altezza dell’offerta che c’è in giro.

Quali sono le realtà dove ti piace suonare?

Sicuramente il jazz club mi è più consono, anche il festival jazz, ma mi mette molta ansia e l’emozione mi attanaglia. Sicuramente uno dei posti che di più ho amato è il Blue Note, non solo per l’importanza del luogo dove hanno suonato alcuni mostri sacri del jazz, ma anche per l’acustica del posto. Il suono era così bello che non credevo di essere io a suonare.

Cosa pensi della nostra iniziativa iLiveMusic?

Penso che come tutte le cose, se c’è il contributo di tutti e l’applicazione rimane aggiornata possa essere un buono strumento di lavoro per facilitare tutti.

Cosa farai nei prossimi mesi? Hai nuove date, nuove idee di performance, collaborazioni etc etc?

Sono stato contattato da Blue Note per presentare il mio nuovo album e recentemente è stata fatta la conferenza stampa di Blue Note Off, presentato al Sisal Wincity, una nuova realtà in pieno centro a Milano dove mi esibirò il 14 maggio con Rodrigo Amaral, brasiliano di Sao Paolo.
Inoltre ho un nuovo progetto in cui credo molto, un crossover tra jazz, bossa nova, pop e canzone napoletana anni 50. La band che ho formato con Danilo Ignazio Vignali, si chiama o’Gato e gli assunti da poco.

Hai un sogno da realizzare in ambito artistico/musicale?

Ho già realizzato molti sogni nella mia vita, ho anche un programma radio e Web TV, ma mi piacerebbe averne uno sulla televisione tradizionale (o digitale) dove vado nei club per far sentire dei live in giro per l’Italia o nel mondo… chissà.

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Programma Radio Jazz Wave

Date concerti

Potete ascoltare live Mirko Fait il 14 febbraio 2018 @ Rosa Grand Starhotels e il 15 febbraio con gli “O’Gato e gli assunti da poco” @ Ostello Bello grande. 
Il 14 maggio si esibirà con Rodrigo Amaral @ Sisal Wincity.