iLiveMusic ha intervistato Giovanni Scarcelli voce dei Nivera, la band calabrese dall’animo Rock. Un gruppo con un lungo passato che li ha visti separati per quattordici lunghi anni, salvo poi riunirsi con un nuovo stile ma tenendo sempre la loro prerogativa più importante: trasmettere con la propria musica messaggi importanti per la società in chiave rock. La band autodidatta nasce durante una tormenta di neve nel lontano 1992, da qui il nome “Nivera” che in dialetto calabrese indica proprio una grande nevicata. L’idea di formare una rock band venne ad Antonio Nicoletti, il bassista e a Pino Aiello, chitarrista, con loro subito dopo entrò lo stesso Giovanni Scarcelli e Rino Lopetrone alla batteria che nella reunion del 2016 è stato sostituito da Luigi Fiorito. Autori di un album nel 2000 “Corriamo nel vento” arrivato addirittura oltre confine negli Stati Uniti e in Messico. Con noi il leader dei Nivera ha ripercorso la storia della band raccontandoci anche in anteprima novità importanti per il futuro.

Intervista

Riusciresti a descrivere la vostra musica in tre parole?

Sicuramente SOCIALE, in quanto abbiamo sempre cercato di inserire un messaggio importante per noi e per la società all’interno dei nostri pezzi. Le altre due parole sono ENERGIA e PAZIENZA, queste due sono legate al nostro stile rocker. Il nostro genere così energico ha avuto difficoltà a penetrare nel nostro paese San Giovanni in Fiore, qui c’è molta resistenza a tutto ciò che non è classico, proprio per questo motivo abbiamo sempre dovuto essere molto pazienti. Inizialmente per il paese noi facevamo solo del rumore, per fortuna con gli anni le mentalità si sono un pò più ampliate.

Nel 2001 vi siete sciolti per poi riunirvi nel 2016, quali sono le differenze tra i vecchi Nivera e quelli attuali? Cosa vi ha portato a riunirvi?

La nostra reunion è arrivata grazie a forze esterne, nel senso che nel 2016 per la festa padronale del nostro paese era stata organizzata una serata dove si esibivano sul palco gli artisti di San Giovanni in Fiore. L’organizzatore dell’evento era un mio amico che mi propose proprio di partecipare insieme agli altri del gruppo in una sorta di revival. Decidemmo di suonare insieme dopo anni senza la pretesa di una reunion. Vedendo però che la sintonia tra di noi era rimasta ben salda abbiamo deciso di ricominciare da capo, era come se il tempo non fosse mai passato dallo scioglimento del 2001. La reunion è stata stimolata anche dal fatto di aver lasciato molti pezzi incompiuti che abbiamo scelto di terminare. Nonostante l’intesa ritrovata, ci sono stati inevitabilmente dei cambiamenti. Innanzitutto abbiamo introdotto un nuovo batterista del gruppo che adesso è Luigi Fiorito. Dal punto di vista musicale ci siamo evoluti anche grazie gli studi e alle nuove sperimentazioni che ci hanno portato ad esempio a inserire molti più riff di chitarra. Siamo quindi sicuramente maturati maggiormente musicalmente.

Guardando la vostra storia, possiamo dire che avete vissuto due vite artistiche: quella prima dello scioglimento della band e quella dopo la reunion. Raccontaci l’emozioni e le sensazioni delle prime esibizioni da band emergente a band tornata sul palcoscenico dopo anni?

Ricordo molto bene la nostra prima esibizione, avevamo appena formato il gruppo e decidemmo di suonare alla Festa dell’Unità del Partita Comunista di San Giovanni in Fiore. Ero molto emozionato perchè non sapevo come avrebbe reagito il pubblico alla nostra esibizione, eravamo in paese il primo gruppo rock che non faceva cover, per di più in quell’occasione la piazza era gremita. Ricordo che quella sera, dall’emozione avvertì un senso di nausea prima di salire sul palco che nelle successive esibizioni ho sempre riprovato, almeno per i primi tempi. Nel 2016 invece ho avvertito un’emozione diversa, non ho provato agitazione ma euforia. Dalla prima canzone che abbiamo iniziato a suonare abbiamo avvertito tutti quell’intesa che c’era sempre stata tra noi e che il tempo non aveva spezzato. L’emozione c’è stata data anche da un pubblico caloroso che abbiamo sentito molto più vicino e partecipe rispetto al passato.

Ripensando alle vostre passate esibizioni, c’è un aneddoto divertente che vi è accaduto e che vuoi condividere con noi?

Premettendo che la nostra band non ha mai fatto cover nella sua lunga carriera, l’unica volta che in un live abbiamo deciso di cimentarci in un brano non nostro, per lo più in lingua inglese (le nostre canzoni sono solo in italiano), è stata una sera dove durante un nostro live abbiamo cantato “Like a Rolling Stones” di Bob Dylan. In quell’occasione l’accoglienza non fu delle migliori, annunciando infatti il brano esordì dicendo “Canterò questa canzone di Bob Dylan anche se il mio inglese non è dei più migliori”. Commisi quell’errore grammaticale che non passò inosservato al pubblico e ci fu il simpaticone di turno che me lo fece notare esclamando a gran voce “Invece l’italiano lo sai meglio!”. Io ovviamente feci finta di nulla, nonostante il pubblico rise alla battuta, suonai comunque la canzone. Da quel giorno capimmo che prima di fare un’altra cover dovevamo pensarci meglio, soprattutto se in inglese.

Se potessi scegliere di fare una collaborazione con un altro musicista chi sceglieresti?

I componenti del nostro gruppo vengono da influenze diverse, dal rock più duro alla musica leggera italiana che influiscono inevitabilmente nella scrittura e composizione dei brani. Sentendo chi ci ascolta, veniamo spesso paragonati ai Litfiba. In particolare per modo di cantare e stile, io sono stato accostato più volte a Piero Pelù. Se devo però scegliere un artista con cui collaborare sceglierei un cantautore come: Roberto Vecchioni, Francesco De Gregori o Antonello Venditti.

Progetto senza titolo

Come affrontate il processo creativo alla base di un brano? Avete dei ruoli definiti o unite le vostre forze?

Prima che ci sciogliessimo nel 2001 i testi dei brani li scrivevo io e poi gli altri proponevano vari arrangiamenti. Oggi dopo la reunion questo è un lavoro che fa principalmente il nostro bassista Antonio Nicoletti proponendoci anche degli arrangiamenti da cui partire che poi noi elaboriamo. Ovviamente cambiando l’autore, i testi hanno subito dei cambiamenti col tempo, ma i temi sociali restano la prorogativa principale.

I vostri brani contengono appunto molto spesso messaggi sociali molto importanti. Qual è il vostro scopo? Quale la vostra emergenza comunicativa?

Quando abbiamo fondato il gruppo avevamo tutti l’idea di lanciare messaggi importanti con le nostre canzoni. Sentiamo continuamente l’esigenza di dire la nostra sui temi più importanti, uno dei messaggi principe che vogliamo trasmettere è la pace nel mondo. Negli anni 90′, in un momento storico dove era in corso la guerra in Jugoslavia, scrissi “Ninna Nanna Sarajevo” un testo dove volevamo lanciare questo appello alla pace a cui tenevamo e teniamo ancora oggi. Questa canzone è diventata quasi un inno per noi, nonostante questa guerra sia fortunamente terminata, la continuiamo a suonare nei nostri live perchè il messaggio che contiene vale per tutte le guerre. La continueremo a suonare finchè nel mondo non ci sia solo pace, augurandoci presto di smetterla di proporla. Non restiamo indifferenti anche ad altre piaghe sociali vicine a noi come: la mafia, la crisi, il lavoro e tanto altro. Tutti temi che ritroverete nel nostro prossimo album.

Una App gratuita come quella di iLiveMusic, che mette in contatto musicisti ed organizzatori di eventi, come pensate possa essere utile nel mercato musicale italiano?

Ho conosciuto iLiveMusic sui social e l’ho scaricata per gioco non conoscendo tutte le sue potenzialità. Per quanto riguarda la nostra esperienza, iLiveMusic è stato di certo un valore aggiunto per noi. C’è stata molto utile visto che in poco tempo grazie all’App gratuita siamo riusciti a suonare in diversi locali in sole due settimane. Uno strumento utile e potente sicuramente, ha grandi funzionalità utili alle band emergenti che trovano difficoltà nel farsi notare e a trovare spazi dove esibirsi.

Cosa farete nei prossimi mesi? Avete nuove date, nuove idee di performance, collaborazioni etc etc…?

Abbiamo avuto un 2018 molto intenso, abbiamo fatto un tour con più di 4000 km percorsi per l’Italia con tappe in Calabria passando dal Sanremo rock con esibizione al Teatro Ariston, per il rock targato italia. Abbiamo fatto tappa anche a Roma e in altre province calabresi. Prossimi impegni della band saranno invece il 24 novembre e 23 dicembre a San Giovanni in Fiore grazie all’App iLiveMusic. Risuoneremo a Roma e arriveremo anche a Taranto, anche se è ancora da definire quando. Stiamo registrando inoltre anche un album che si chiamerà “Mondo corrotto“, un album autoprodotto che dovrebbe vedere la luce nella primavera del 2019. L’album è incentrato sulla crisi economica che stà attanagliando il nostro paese, è il frutto del lavoro di due anni, ovvero dalla nostra reunion.