iLiveMusic ha incontrato i Roots From Above: una band con le idee chiare, che mira a svecchiare la scena Metal Italiana.

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Con estrema difficoltà, guardando una foto dei Roots From Above, si pensa alle soleggiate colline Toscane.

Tuttavia, è proprio da questa terra che questi cinque giovani uomini, dalle sembianze vichinghe, provengono. Ed è proprio Bruno, il cuore dei Roots From Above, che ha spiegato ad iLiveMusic come questa loro identità sia la chiave per arrivare a ridare nuova linfa ad un genere che in Italia sembra quasi fossilizzato.

Intervista

Partiamo dal principio, come e quando è nata la vostra passione per la musica? 

” Tutti abbiamo studiato musica e tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo un forte background di live. Alex, il nostro cantante ha alle spalle un percorso di studi molto rigoroso in canto classico, ad esempio. Gli altri elementi del gruppo vengono da anni ed anni di studi e formazione in campo musicale. La mia fortuna (Bruno n.d.r.) e del secondo chitarrista Giulio è stata avere i genitori musicisti. Loro ci hanno portato in tenera età a scuola di musica e qui è nata un’amicizia che ha poi portato alla nascita dei Roots From Above, molti anni dopo”.

Perché come succede spesso, le strade di Bruno e di Giulio si sono divise, artisticamente parlando, nella prima adolescenza: “ Quando sei giovanissimo non ti importa cosa vai a suonare, ti basta suonare. Così allora qualsiasi gruppo ti chiama va bene“. Ma quando si decide di fare le cose sul serio ecco che Giulio e Bruno si ritrovano ed insieme fondano i Roots From Above. L’obiettivo non era quello di rimanere relegati in una sala prove, strimpellando a tempo perso in compagnia di amici d’infanzia, ma era quello di creare un progetto che fosse solido e duraturo nel tempo.

La scelta del nome è una tappa fondamentale nella carriera di una band. Cosa vi ha portato a scegliere proprio Roots From Above? 

“I Roots From Above nascono come Cog , una cover band degli “In flames”, ma dopo qualche live ci siamo resi conto che le cover ci stavano strette e di pari passo con la scrittura di nuovi pezzi abbiamo fatto una ricerca sul nuovo nome della band. Doveva essere un nome composto, facile da ricordare, che permettesse di avere una sigla ed un bel logo. Abbiamo buttato giù qualche idea, ma Roots From Above è stata la scelta giusta: ci sentiamo come provenienti da un altro mondo, scollegati dalla realtà circoscritta di un genere musicale troppo definito, ma allo stesso tempo legali alle radici di un genere a cui dobbiamo tutto.”

Vi siete formati solo nel 2017, ma avete  già vinto il Sinistro Contest 2018 e vi siete esibiti sul palco del Rock in Park Open Air, un bell’inizio per una band emergente. Sapete senza dubbio dominare il palco, come vivete i vostri live?

” Insieme ci esibiamo da meno di un anno, ma non cambia il fatto che l’esperienza di noi veterani si sente e cerchiamo di trasmetterla anche ai più giovani membri della band. Per non lasciare nulla al caso ed offrire un vero intrattenimento al pubblico, facciamo almeno due prove distinte prima di esibirci: una meramente musicale, l’altra coreografica,  per coordinare i movimenti e l’esibizione fisica”.

Cinque “vichinghi” toscani come voi come affrontano il processo creativo alla base di un album? Avete dei ruoli definiti o unite le vostre forze?

“La parte compositiva nasce da me (Bruno) e dal bassista Duccio, dai primi riff che immaginiamo. In base a come sentiamo quei riff scriviamo strofe o ritornelli: modifichiamo e studiamo insieme tutte le parti, anche quelle dei sintetizzatori al pc. Il risultato grezzo della composizione viene dato ad Alex: lui studia, scrive e struttura il testo come se fosse un colpo di chitarra, cercando di farla correre sulla musica. A quel punto ci vediamo insieme in sala e lavoriamo tutti sul brano, ma non scordiamo mai la parola d’ordine: catchy. Ogni canzone che scriviamo non deve essere fine a se stessa, ma deve catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Deve rimanere in testa, come se facessimo pop”.

Leggendo i testi dei vostri brani si possono trovare speranza e mestizia che si rincorrono e si confondono: raccontate storie che sono metafore di una vita che non fa sconti a nessuno, ma che cerca di trovare un senso a se stessa. Può essere errato leggere in una chiave ottimista la vostra musica?

“I testi affrontano gli effetti delle passioni dell’uomo rispetto a natura e cultura, gli scenari descrivono ciò che rimane e continua a vivere indipendentemente da aspirazioni e quisquilie individuali, la forma è quella del “si dice”, come per le storie che passando di bocca in bocca si liberano delle interpretazioni personali rendendone un racconto scevro, gelido e diretto”.

Riuscireste a descrivere la musica dei Roots From Above con tre aggettivi?

Ritmica, spezzata e glaciale.

Ripensando alle vostre passate esibizioni, c’è un aneddoto divertente che ti vi è accaduto che volete condividere con noi?

“Non abbiamo aneddoti divertenti, o almeno che possano essere scritti in una intervista (ride n.d.r), ma è stato davvero gratificante incontrare persone che ci hanno chiesto da quanto fossimo sulla scena definendoci “una ventata di aria fresca sul genere “.

 Una App gratuita come quella di iLiveMusic, che mette in contatto musicisti ed organizzatori di eventi, come pensate possa essere utile nel mercato musicale italiano?

iLiveMusic è una App davvero ad altissimo potenziale. Quando l’ho scoperta ho subito detto agli altri membri della band di scaricarla: è utile ed ho trovato anche locali nelle nostre zone. Il bello è che evita agli artisti di dover contattare sui social i locali, ma crea direttamente un canale di comunicazione più ufficiale”.

Progetti – date – prossimi concerti/eventi? 

A Settembre 2018 faremo delle serate nei locali e saliremo su dei gran bei palchi. Ora siamo alle prese con la registrazione di un EP, perchè abbiamo scremato tantissimo materiale ed abbiamo in mano ottimi brani. Chissà magari anche un CD con delle bonus track celtiche non è una idea da scartare”.

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