Il Nostro Lester Bangs di Torpignattara, Cristiano Brogani ci racconta la classifica delle sue esperienze live trascendentali.
(Classifica apocrifa apostolica dei peggiori e migliori  concerti live del 2017, dalla prima lettera del vangelo secondo me)

12°) Depeche Mode (25/6 – Roma)

“Prima che Martin Gore canti 3 volte, qualcuno mi tradirà”. Gore in effetti ha fatto solo due canzoni ed è stata la cosa migliore di un concerto live sciatto e tirato via. I Depeche sembrano essersi adagiati sul nome storico che portano e sui successi che tutti conosciamo, che ripropongono arrangiati in versione stanca e scarnificata ben lontana dai live a cui ci avevano abituati. Ghan ripijate, altrimenti “enjoy the silence”!
Apostolo: Giuda

11°) Johann Johannsson (15/9 – Roma)

Blade Runner 2049 mi ha fatto inorridire come una pecora elettrica sognata da un androide, ma la sua colonna sonora (interessante rielaborazione Vangelisiana) mi ha invece colpito. Pare sia anche merito di questo piccolo e paffuto genietto che ha portato a Roma un live visivamente ipnotico.
Ipnotica anche la performance, con loop di vecchi nastri magnetici ad accompagnare una statica esecuzione orchestrale. Insomma…tutto questo ipnotismo mi ha dato l’impressione di voler ottenere il massimo risultato con il minor sforzo possibile.
Apostolo: Simone

10°) Primal Scream (16/7 – Roma)

Che maledetta sfiga c’ha Bobby Gillespie con Roma? Da anni assenti nella capitale, prima gli zompa il tour celebrativo di Screamedelica causa zompo riuscito male con relativa frattura di una gamba. Poi gli danno un palchetto mal accessoriato nel cuore di San Lorenzo con un tecnico audio chiaramente in overdose da Peroni Strong, e un volume ai limiti della Silent Disco. Il tutto condito da 4 gatti (ma di razza) presenti ad assistere alla loro probabile ultima performance a Roma. Ennò …i padri della britpop non meritavano tutto questo. A nulla sono valsi i continui battitti di mani per coinvolgere il pubblico (non ho più le falangi) e i simpatici cori romanesco/alcolici dei fans presenti. La situazione avrebbe sconfortato chiunque.
Apostolo: Bartolomeo

09°) Marlene Kuntz (20/9 – Roma)

Gratis e sul palchettino della Festa Dell’Unità. Una situzione “intima” che secondo me si sposa a perfezione con le sonorità della migliore rock band italiana degli ultimi 30 anni. Cristiano e soci (quanto mi garba sta cosa che ha il mio stesso nome) in ottima forma e in vena di scherzare con il pubblico. Ci regala un concerto live degno di un grande festival. E poi sentire “Festa Mesta” alla festa del PD Renziano non ha prezzo (e infatti era gratis).
Apostolo: Taddeo

08°) Fatboy Slim (9/7 – Roma)

Il solito palchetto mal accessoriato nel cuore di San Lorenzo. Asfalto rovente, sporco dappertutto e uno scenario urbano di incuria e speculazione edilizia. Ma come cazzo si fa a far suonare il Re delle colonne sonore delle spiagge esotiche in questo contesto? A un tratto cominciano a spuntare bermuda e camicie hawaiane tra l’immane folla. Irrompe sul palco Norman Cook; energico, divertente, carismatico…e d’improvviso ci ritroviamo tutti proiettati a Ibizia! Un live esplosivo al quale, di primo acchitto, non avrei dato una lira!
Apostolo: Giacomo il maggiore

07°) Slowdive (9/6 – Bari)

Ho sempre amato la roscia degli Slowdive. Fragile e raffinata. Ma sono passati anni e la fragilità ha ceduto alla ritenzione idrica. Poi comincia la musica, l’impeccabile architettura delle composizioni, le calde luci, la raffinatezza dello shoegaze, la fragile e intensa voce della roscia degli Slowdive, e la magia riprende esattamente da dove si era interrotta vent’anni fa. Un live d’infinita classe coadiuvato da un mega impianto audio diddio!
Apostolo: Maria Maddalena

06°) Rolling Stones (23/9 – Lucca)

Mick che scorda i testi. Keith che zompa interi accordi. Charlie mummificato. Ronnie “er pischello” che cerca di traghettare il ritmo a ogni pezzo. Ha ancora senso tutto ciò? Come scusa…che cazzo hai detto? Ti rendi conto che stai parlando dei Rolling Stones, del mito, della storia del rock?! Quella stessa storia che oggi, stanchi e invecchiati, continuano a volerci fare vivere e respirare. Un regalo per chi c’era all’epoca e per chi ne ha sentito i racconti come nelle leggende. Che la lingua degli Stones continui a sbeffegiare tutto e tutti, compresa la vecchiaia!
Apostolo: Matteo

06°) God Is An Astronaut (10/7 – Roma)

Ex aequo per i cuginetti stranamente un po snobbati nella nostra penisola, di band con molti più proseliti come Mogwai e GoodSpeed You! Le melodie space-rock si dipanano tra le foglie degli alberi del laghetto di Villa Ada, per essere improvvisamente scossi da energiche esplosioni post-punk. Un concerto impeccabile e d’atmosfera (grazie anche alla location) che ribadisce in me la convizione che meglio del post-rock…c’è solo un sano idillio d’amore.
Apostolo: Giacomo il minore

05°) U2 (15/7 – Roma)

Parlare male degli U2 è come sparare a un’ambulanza rottamata mentre esplode cadendo dentro lo Stromboli. In 20 anni hanno distrutto tutto ciò che di maestoso avevano creato, comprese le magnifiche sperimentazioni electro/rock dei primi del 90, che hanno influenzato le sonorità di molte apprezzate band odierne (e questo lo rivendico io per loro). Di andare in pensione proprio non se ne parla. Allora quale migliore occasione di celebrare con un tour il loro capovaloro “Joshua Three”? Ma ero ancora diffidente…dovevo metterci il dito. Ne è venuto fuori pulito e profumato. La voce di Bono regge ancora (a dispetto del fisico alla Paolo Liguori), e i loro classici restano immortali. Un concerto live di riappacificazione per me e per ricordare a tutti che gli U2 hanno fatto la storia.
Apostolo: Tommaso

04°) Afterhours (27/7 – Roma)

In molti volevano la sua testa su un vassoio dopo X-Factor, ma Manuel proprio non ci sta a fare l’Agnelli sacrificale. Gli After non ci hanno mai tradito e lo dimostrano in questo tour. Nessun ammiccamento per i nuovi “telefans”, i suoni restano sporchi, graffianti, spigolosi. Un tour per celebrare 30 anni, per chiudere un cerchio fatto di capolavori underground, di gioie e soddisfazioni, di delusioni e dolori! Brani mai eseguiti live, acquistano la loro meritata performance pubblica. Regà…la grinta, la passione, la rabbiosa bravura non verrà mai sottomessa dai soldoni della TV…capitelo!
Apostolo: Giovanni

03°) Radiohead (16/6 – Milano)

Metterli al primo posto sarebbe stato come barare. Perchè i Radiohead non appartengono a questo mondo. Vengono da un’altra dimensione, o molto probabilmente dal futuro. Hanno importato la musica che si ascolterà nel 3027, partiture sperimentali tra melodia, rock, elettronica e graffianti incursioni post-punk che diventeranno la “musica classica” del futuro al pari dei vari Mozart e Bethoven che ascoltiamo oggi. Un tour di consacrazione al ruolo di divi (e non più divinità), sancito da un rapporto più diretto con il pubblico.
Su Thom e compagnia divina è stato detto e scritto di tutto, quindi non resta che aggiungere “SNAFUZZ!”, che sicuramente vorrà dire qualcosa di trascendentale nella loro lingua del 3027.
Apostolo: Filippo

02°) Nick Cave (8/11 – Roma)

La tragedia di un singolo che diventa collettiva. Uno dei live emotivamente più coinvelgente della mia vita, e mi spiace sinceramente per chi non ha mai seguito il duca nero. Il bisogno del contatto umano/fisico con il proprio pubblico mostrato senza un filo di ipocrisia. Sincero, elegante, toccante nel suo perfetto filtrare tra il post-punk e la new wave dei primordi fino al blues e il cantautorato odierni. Una voce cavernosa che lascia intravedere la luce, un requiem sacrale per ritrovare la spiritualità della propria esistenza. Bellissimo, intenso, unico…non nascondo che a fine concerto veniva voglia di abbracciare chiunque!
Apostolo: Andrea

01°) Iggy Pop (10/6 – Bari)

A me le chiavi del paradiso poichè ho assistito al concerto della vita. L’Iguana “nudo e crudo” come è sempre stato, senza divismi e celebrazioni ma puro e semplice punk! Età, acciacchi non placano il fuoco che è sempre bruciato dentro, ne trasformano l’impeto in inconsapevole caricatura. Da tutto per il suo pubblico e il suo pubblico è lì a farsi sentire. Cade stremato sul palco dopo aver incendiato ogni cosa come ha sempre fatto e come sempre farà. Poi si rialza, guarda il suo popolo e fa la cosa più punk che abbia mai visto…sorride Iggy e manda baci a piene mani. Ho pianto. Anche un’emozione senza filtro è punk!!
Apostolo: Pietro

La classifica è finita, andate in pace.