Luca Carrubba, cantautore emergente di Civitavecchia , classe 98

ha partecipato e ricevuto una menzione speciale al Cultural’mente Covo Festival 19’’ e suonato alla 25esima edizione del MEI Meeting degli Indipendenti a Faenza.

Attivo nel progetto cantautoriale da un’anno, ha già prodotto e diffuso due singoli : ’Supereroe di periferia’  (a gennaio uscirà il videoclip ufficiale) e ‘’Nun te c’ho mai mannato’.

In questa intervista Luca Carrubba ci ha raccontato il suo percorso musicale, le sue urgenze comunicative e artistiche proponendoci il video di ’Nun te c’ho mai mannato’ brano capace di affrontare con un tono di leggerezza calviniana il rifiuto all’omologazione sociale.

Nonostante la tua giovane età, solo 21 anni, nella tua musica si trovano tante influenze provenienti da diversi mondi musicali, il blues, il folk, e soprattutto il cantautorato italiano. Come è nata la tua passione per la musica? 

La musica è sempre stato un sogno comune nella mia famiglia: mia madre, in giovane età frequentò il conservatorio. Mi ha insegnato il rispetto nei riguardi di uno strumento e a vederlo come nient’altro che un’estensione del mio corpo. Ho iniziato a innamorarmi della musica, da quando essa è diventata una necessità. Ero un adolescente molto particolare, avevo le mie idee e spesso mi trovavo emarginato dai miei coetanei, avevo bisogno di suonare, di scrivere. Volevo urlare al mondo che esistevo anch’io, credo che sia patito tutto da questa esigenza.

“Nun te c’ho mai mannato”, è una canzone che dietro un mood leggero e saltellante
nasconde una velata ironia carica di critica sociale nel solco della tradizione del grande
cantautorato italiano alla Rino Gaetano. Come nasce questa canzone? 

Nun te c’ho mai mannato” vuole essere una ricerca ed espressione di libertà. Un netto no, da parte di un ventenne, nei riguardi dell’omologazione sociale. Ho voluto però affrontare la tematica esattamente con un mood di spensieratezza. Mi ha sempre spaventato il dare troppo peso al futuro, e vivere il presente solo come un ponte verso il domani. Fondamentalmente “Nun te c’ho mai mannato” è un rifiuto di vivere a schemi, di percorrere determinate strade, solo perché sono quelle più percorse. Ho voluto che il pezzo rimanesse coerente con la mia età ossia leggero nei riguardi della tematica.

Tornando alla tua formazione, c’è stata una canzone in particolare che ti ha spinto verso la musica? Qual è il primo disco che hai comprato?

La mia maggiore scuola è stata il blues. Sono rimasto affascinato dalle leggende che giravano intorno a questo genere, ho provato empatia pura dal primo ascolto. Fondamentalmente è stato il primo genere che ha scosso le mie corde interiori. Mi è sempre piaciuto definirlo un genere per gli sconfitti, per gli emarginati, per i delusi. Un genere che abbraccia e regala emozioni fortissime a tutti coloro che hanno conosciuto il sapore amaro della sconfitta.

Il primo album che acquistai fu una raccolta dei migliori pezzi di Muddy Waters, Little Walter e Howlin Wolf. La prima canzone, che invece mi emozionò a tal punto da provare brividi e trasporto totale fu “I put spell on you” cantata da Screamin Jay Hawkins. Provai dolore, rabbia, disperazione.Forse fu una delle prime volte che capii il potere comunicativo della musica. Parallelamente sono solito ascoltare anche il cantautorato italiano (Rino Gaetano, De Gregori, Capossela) inesauribile fonte d’ispirazione

Riusciresti a descrivere la musica di Luca Carrubba con tre aggettivi?

È molto difficile per me attribuire aggettivi a un qualcosa che creo. Posso elencare però, tre valori che cerco di seguire nella mia scrittura e spero arrivino: sincerità, allegria e comunicazione. Nutro amore e rispetto nei riguardi della scrittura, provo quasi del romantico nella gestualità stessa del farlo. E come in tutte le storie d’amore che si rispettino, mi impegno a seguire questi tre valori.

C’è un’artista in particolare con il quale ti piacerebbe collaborare?

C’è più di un artista con cui sarebbe un sogno collaborare: Gazzè, Britti, Bennato, Capossela, De Gregori. Sono per me icone di altissimo livello.

Qual è il tuo sogno che vorresti realizzare nell’ambito musicale?

Per il momento sto lavorando ad una pubblicazione di un album, e questo già per me è un piccolo grande sogno. Per realizzarlo c’è stata moltissima ricerca d’ispirazione dentro me stesso e fuori, nel mondo circostante. Ambisco e mi auguro di riuscire scrivere per una vita intera. Sono completamente innamorato della vita a stretto contatto con la musica, è una
continua ricerca di sguardi, parole, accordi.

Nel 2019, hai vinto il Premio come miglior arrangiamento per “Supereroe di Periferia” al Covo Cultural’mente Festival. Quando potremo ascoltare e vedere il video di questo brano?

A gennaio inizieranno le riprese del videoclip ufficiale di “Supereroe di periferia”, abbiamo steso una sceneggiatura molto interessante. Il brano è stato arrangiato con tipiche sonorità gitane e andrà a denunciare il sovraccarico di troppi supereroi in questa realtà, e troppi pochi eroi. Ma non voglio svelare troppo, a breve ci sarà la pubblicazione del videoclip.

Hai nuove date, nuove idee di performance, collaborazioni, progetti? 

Nelle vacanze natalizie sarò ospitato da locali della mia città (Civitavecchia). Mi piace suonare nelle piazze, nei piccoli locali. cerco di non far mai mancare questo tipo di eventi, mi piace il contatto che riesce a dare la musica anche con sconosciuti, e renderli almeno per 2 ore intimi amici.